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La grande guerra

Nei pressi di Arnoga, dal livignasco fin verso lo Stelvio, la Grande Guerra trova testimonianza nelle strutture difensive, opere viabili ed apprestamenti per l'artiglieria che per la loro posizione geografica possono sorprendere chi non conosca qualche frammento della storia , essendo dislocate lungo la frontiera di uno stato sempre rimasto neutrale.
Le opere che ancora si possono osservare si configurano in genere come opere sussidiarie e di fiancheggiamento a quello che fu il Fronte vero e proprio, il quale, ricalcando il confine preesistente si originava alla Dreisprachenspitze - la Cima delle Tre Lingue presso il valico alpino dello Stelvio - ove il confine del Tirolo toccava quello dell'Italia e della Confederazione Elvetica.
La difesa della zona si incentrava sul Monte delle Scale (m 2.521 s.l.m.) e, con opera permanente, sul Paluaccio di Oga a 1.715 metri di quota, posizioni queste dominanti con ampio giro d'orizzonte la conca di Bormio ed i relativi accessi dal nord, dall'est e dall'ovest. Nel corso della Grande Guerra furono fortemente incrementate le difese alla testata della Val Forcola, intorno al Piz Umbrail e per il Giogo di Santa Maria fino allo Stelvio. Rimangono a testimoniare quel tempo, e quelle fatiche, la distrutta caserma della Bocchetta di Forcola, strade mulattiere e trinceramenti allineati lungo l'attuale confine svizzero, piazzole d'artiglieria, caverne per il ricovero delle truppe e dei materiali e resti d'altre varie opere predisposte a contrastare una minaccia mai in verità manifestatasi. In valle di Fraele, a poco meno di 2.000 metri di quota, durante la Grande Guerra non esisteva il lago artificiale venuto a formarsi dopo la costruzione delle due grandi dighe artificiali di S.Giacomo e di Cancano, grandiosi lavori che mutarono l'aspetto originario dei luoghi. Vi transitava la antica "Via Imperiale di Alemagna" che collegava fin da prima della costruzione della Strada dello Stelvio l'alta Valtellina con l'Engadina. Per questi luoghi erano passati nei secoli precedenti Ludovico il Moro, del quale si ricordano le peripezie in occasione della bufera che lo colse coi suoi uomini presso le gole del Braulio. Passarono ancora, con uomini armati, il duca di Rohan e poi quello di Fernamont con ben 8.000 soldati provenienti dalla Venosta, che probabilmente giunsero in Valtellina talmente stremati dalle fatiche alpine che furono prontamente e facilmente ricacciati verso Malles.
Le montagne di Arnoga e dell'Alta Valtellina conservano ancora il ricordo della loro funzione di baluardo nella disseminazione di torri di guardia, trincee e postazioni in quota, un tempo posti a guardia dei passaggi strategici posti a fondovalle.
Che il controllo dei valichi alpini fosse una chiave di volta della supremazia politica e militare è testimoniato dalle grandi guerre combattute in quota che hanno lasciato tracce indelebili sulle nostre montagne.
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